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Gli assenti hanno sempre torto. E quindi di fronte a una domanda brusca: l’Italia dovrebbe uscire dall’Oms? La risposta è prevedibile: no. Ma non perché, come si diceva un tempo, va tutto bene madame la marchesa. Anzi, il no potrebbe/dovrebbe essere a tempo. Il perché cerchiamo di spiegarlo in qualche flash seguente
di Pietro Romano
Appena insediato alla Casa Bianca il nuovo presidente statunitense Donald Trump ha annunciato che porterà gli Usa fuori dall’Organizzazione mondiale della sanità, WHO l’acronimo inglese. Un annuncio in linea con la posizione sull’Agenzia dell’Onu per la sanità tenuta dall’esponente repubblicano nel suo primo mandato presidenziale, cominciato nel 2017. E rafforzate – secondo Trump – dalla “cattiva gestione della pandemia da Covid-19 e di altre crisi globali, per il fallimento nell’adozione di riforme urgenti e per l’inadeguatezza nel mostrarsi indipendente da inopportune politiche di influenza da parte di Stati membri”. Critiche evidentemente che non possono più coesistere con la presenza in una organizzazione alla quale, altrimenti, gli Usa dovrebbero continuare a versare oltre il 10% dei fondi che le permettono di vivere.
Riformare o abbandonare?
Per tornare in Italia un recente sondaggio del Termometro Politico ha rilevato che il 40% esatto dei cittadini pensa che Trump faccia bene a ritirarsi dall’organizzazione e una quota di poco inferiore ritiene che sbagli. Ma esiste un 20% circa (il 19,8% per la precisione) che pensa: “Trump ha sbagliato ma l’Oms ha fatto molti errori, va riformato non abbandonato”. E se non fosse possibile riformarlo? La risposta non era prevista ma è lecito ipotizzare che buona parte di quel 20% potrebbe cambiare idea.
Umori che si rispecchiano anche nelle parole del ministro della Sanità, Orazio Schillaci. Schillaci, replicando in Parlamento a una domanda sulla presentazione di un Ddl della Lega che prevede l’uscita del nostro Paese dall’Agenzia, ha risposto che l’uscita dall’Oms non è contemplata nel programma di governo ma “credo che sia legittimo e costruttivo un dibattito che miri ad analizzare criticamente il suo ruolo, con particolare riferimento all’allocazione, all’utilizzo delle risorse e alla governance”. Ragionamento che non fa una grinza ma è molto più articolato dei titoli visti sui giornali o ascoltati da radio e tv, perlopiù ridotti a un laconico, ma non veritiero, “Il ministro Schillaci: no all’uscita dall’Oms”.
Scandali che hanno riguardato l’Agenzia
La mia esperienza di giornalista con l’Oms mi ha fatto imbattere in numerose occasioni e in un lungo arco di tempo in scandali che hanno riguardato l’Agenzia: dalle spese folli dei suoi dirigenti alle violenze sulle popolazioni “aiutate” da parte dei propri operatori (a esempio gli stupri in Congo), dagli allarmi ingiustificati sulla influenza suina in Messico alla disastrosa gestione dell’ebola in Africa, soprattutto alla generale mancanza di opacità che ha raggiunto l’apice proprio in occasione della pandemia con al centro degli eventi il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus.
Ghebreyesus, etiope dal solido curriculum, ha un paio di “vizi di origine”: a proporlo fu il sanguinario dittatore della Zimbabwe, Robert Mugabe, e a pandemia appena scoppiata addirittura elogiò Pechino. Tanto che questa sua posizione è anche stata collegata ai rapporti economici (e non solo) privilegiati tra il suo Paese, l’Etiopia, e Pechino. Di questa opacità è stato vittima, tra gli altri, il ricercatore italiano Francesco Zambon che nel 2021 realizzò, proprio per conto dell’Oms, un report sulla gestione italiana della prima fase della pandemia. Fu costretto a ritirarlo però perché sulla direzione generale pare abbia fatto pressioni il governo italiano dell’epoca tanto che l’allora dg del ministero, con esperienze di lavoro anche all’Oms, parlò di “irritazione” del ministro.
Il ruolo crescente dei privati
E’ emerso negli ultimi anni, inoltre, il ruolo crescente dei privati a cominciare dalla Fondazione di Bill & Melinda Gates, il secondo finanziatore dell’Oms (che a sua volta riceve contributi pubblici e privati in maniera diretta e indiretta) che – lo ha denunciato la trasmissione “Report” – a sua volta investe in case farmaceutiche innescando un conflitto d’interesse grande come una casa. Meglio, come l’enorme sede dell’Oms a Ginevra.
Ebbene, non è lecito mettere in discussione la realtà dell’Oms alla luce di questi flash? Di certo, come altre Agenzie dell’Onu e le Nazioni Unite stesse, non può essere più ritenuta al di sopra di tutti i dubbi che fa sorgere. Se ne convincano i detentori di legittimi sogni universalistici. Altrimenti il loro risveglio potrebbe essere traumatico.