
La Commissione Europea ha aperto la strada per sostenere, con un prestito da quattro miliardi di euro, l’Egitto. La situazione finanziaria del Paese Nord Africano è critica, bisogna sostenerlo per non deteriorare la sua importanza stabilizzatrice in mezzo alle tensioni geopolitiche in una regione sempre più volatile
di Luca Lippi
Con 452 voti a favore, 182 contrari e 40 astensioni, il Parlamento europeo ha dato il via libera all’assistenza macrofinanziaria per l’Egitto, contestualmente facendo menzione al Piano Mattei del governo italiano come esempio da seguire. L’Europarlamento sottolinea il Piano Mattei come necessario per consolidare un partenariato strategico per il Nord Africa.
IL “PIANO MATTEI”
Nasce dall’esigenza di creare un hub Energetico ponendo l’Italia nella posizione di collettore per l’energia (gas, idrogeno, rinnovabili) tra Africa ed Europa. A tutela dell’indipendenza dei Paesi Nord Africani, il piano sottolinea l’esigenza di promuovere crescita economica e sociale nei paesi partner per creare opportunità locali.
Non si nascondono le esigenze di un maggior controllo migratorio che il piano vuole affrontare aggredendo le cause profonde dei flussi, offrendo alternative all’emigrazione irregolare. Il partneriato previsto dal piano originerebbe collaborazioni “alla pari”, non predatoria e basata sulla crescita condivisa.
PERCHÉ SI CHIAMA “PIANO MATTEI”
Fa riferimento a un grande italiano, Enrico Mattei, fondatore e presidente dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) dal dopoguerra fino alla sua morte nel 1962. Mattei non ha mai formalizzato “un piano”, la sua è stata una strategia, rivoluzionaria per l’epoca, per creare un’indipendenza energetica dell’Italia del dopo guerra dalle grandi compagnie petrolifere internazionali. Le cosiddette “Sette Sorelle”, che dominavano il mercato mondiale. L’Italia, povera di risorse proprie (a parte il gas scoperto in Val Padana), doveva assicurarsi forniture energetiche a condizioni vantaggiose per sostenere la ricostruzione e il boom economico.
Mattei è stato un visionario e fedele uomo dello Stato. Tramite ENI ha voluto imporsi come strumento per realizzare l’indipendenza energetica e promuovere lo sviluppo industriale italiano, procurando accordi diretti con i paesi produttori di petrolio e gas, specialmente in Medio Oriente e Nord Africa. Mattei non ha mai avuto un “piano”. La sua era una “formula”, un approccio agli affari paritetico con i partners. Offriva ai paesi produttori condizioni molto più vantaggiose rispetto a quelle standard (il famoso 50/50 sulla rendita petrolifera). Proponeva una partnership in cui il paese ospitante non solo riceveva una quota maggiore dei profitti, ma veniva anche coinvolto nello sviluppo delle risorse attraverso la creazione o il potenziamento di compagnie petrolifere nazionali. L’idea era di condividere i benefici dello sfruttamento delle risorse, trattando i paesi produttori come partner alla pari e non come semplici fornitori di materia prima da sfruttare.
UN ANTICOLONIALISMO NEI FATTI
È stato un anticolonialista, non ideologico ma nei fatti. Ha sostenuto attivamente i movimenti di indipendenza e cercò di costruire un rapporto di fiducia con le nazioni emergenti, proponendo un modello di cooperazione basato sul mutuo interesse.
Oltre l’indipendenza dalle “Sette Sorelle”, Mattei si occupò di investire massicciamente nello sfruttamento del gas naturale della Val Padana, nella costruzione di metanodotti, nella petrolchimica (ANIC), nell’ingegneria e perforazione (Saipem, Snamprogetti), e persino nella rete di distribuzione carburanti e servizi (stazioni AGIP). Creò un gruppo energetico integrato verticalmente.
A CHE PUNTO SIAMO COL “PIANO MATTEI”
Al netto delle critiche che hanno definito “il piano” come una “scatola vuota” – invero la comunicazione sull’argomento è piuttosto rarefatta –, allo stato dell’arte L’Europarlamento non sta affatto sottovalutando il lavoro per il compimento del progetto al quale, peraltro, sta collaborando fattivamente. L’assistenza finanziaria all’Egitto è la manifestazione concreta di condivisione.
Già un anno fa – vertice Italia- Africa del 24 gennaio 2024 – 25 capi di stato africani e i rappresentanti dell’Europa si sono riuniti per trovare la via da seguire al progetto di partnership che, presumibilmente, colloca l’Italia come intermediario tra Europa e i Paesi africani. Sviluppare e far crescere il Nord Africa spostando risorse commerciali dall’Europa, che oggi si disperdono nei Paesi asiatici, creerebbe un rapporto di reciproca opportunità all’interno del quale l’Europa avrebbe materia prima a un costo minore e l’Africa svilupperebbe il suo progetto di industrializzazione creando ricchezza e lavoro risolvendo anche il fenomeno della migrazione economica.
A SOSTENERE IL PIANO ANCHE GRANDI AZIENDE EUROPEE
Con la AfDB (African Development Bank) è stato creato un fondo multi donatori con l’obiettivo di coinvolgere investitori esteri, gli Emirati Arabi Uniti hanno aderito con cento milioni di euro (Fonte CeSPI) altri cento milioni sono stati versati dall’Italia e altri ne arriveranno da altri stati allo scopo di avviare un partneriato commerciale cooperativo.
Tutto il piano è sostenuto con le grandi aziende pubbliche italiane ma anche europee – prime fra tutte quelle francesi e tedesche che non hanno alcuna intenzione di perdere la comprimarietà – ben disposte a sostenere un piano non predatorio. Il governo italiano è garante del rapporto paritario non predatorio e su questo si gioca tutta la credibilità sia internazionale sia interna. Un complesso puzzle di incastri finanziari, politici, diplomatici che – detto fuori dai denti – è necessaria e sufficiente soprattutto a fermare “le partenze”.
UN NUOVO TENTATIVO DI PARTNERSHIP STRATEGICA CON L’AFRICA
Il “Piano Mattei” è una visione? Pur evocando nella denominazione un visionario, è semplicemente il tentativo concreto di tessitura di un nuovo rapporto strategico con l’Africa, centrato su energia e sviluppo come leve per gestire la migrazione, proponendo un modello di cooperazione “paritaria”. La sua reale efficacia è ancora da dimostrare sul campo ma – al netto di opposizioni tra il pretestuoso e il fisiologico – con la Commissione europea alleata, la strada è aperta per tutti.